La storia del volo a Venezia

Venezia e in particolare il suo Lido occupano un posto decisamente particolare nella storia dell’aviazione. Infatti ripercorrendo le avventure dei fratelli Wright sulla spiaggia di Kitty Hawk è proprio sulla battigia della spiaggia di fronte alla grande costruzione dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia che avvennero alcuni degli episodi significativi delle vicende aeronautiche italiane.

Il primo volo sulla Laguna avvenne poco più di cento anni fa: il 19 febbraio 1911 l’ H. Farmann II di Umberto Cagno si alzò per alcuni brevi voli ma solo sopra l’albergo dato che la foschia gli impediva di arrivare fino a Venezia. L’avvenimento era stato organizzato dalla CIGA, Compagnia Italiana Grandi Alberghi, per pubblicizzare il nuovissimo hotel riuscendo perfettamente nel suo intento suscitando l’interesse generale.

Finalmente il 2 marzo anche il cielo di Venezia fu violato dal più pesante dell’aria, infatti Cagno approfittando del bel tempo riuscì a librarsi sulla città per circa dieci minuti, sorvolando la Basilica di San Marco accompagnato dalle note della Marcia Reale suonate dalla banda cittadina.

Alcuni mesi dopo invece fu organizzato dal giornale Il Resto del Carlino di Bologna un importante raid aeronautico: il Venezia-Bologna-Rimini-Bologna, previsto per il 17 settembre del 1911. Inizialmente avrebbe dovuto essere riservato agli aviatori civili ma proprio poco tempo prima della partenza fu deciso di far partecipare anche dei piloti militari “fuori gara”. Infatti si considerò la competizione un’utile esercitazione per tutte le nuovissime strutture aeronautiche del Regio Esercito: cosa particolarmente importante data la situazione sempre più tesa con la Turchia che difatti prestissimo avrebbe portato allo scoppio della guerra di Libia.

La prima tappa, dall’ ippodromo Zappoli di Bologna alla spiaggia del Lido, fu turbata all’arrivo da un gran temporale che mise in grossa difficoltà i concorrenti: più d’uno fu costretto addirittura ad atterrare in località distanti dall’arrivo. Ai primi posti arrivarono i piloti dell’Esercito: Piazza, Moizo e Gavotti. Questi nomi compariranno poche settimane dopo sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo perché saranno i protagonisti dei primi voli di guerra mai compiuti.

La seconda tappa, dal Lido a Rimini, partì con un giorno di ritardo per permettere ai concorrenti che avevano dovuto atterrare su altri campi di poter raggiungere Venezia. Ai margini di questo importante avvenimento accadde però un episodio ancor più degno di memoria: la consegna della prima posta aerea in Italia, pochi giorni dopo il primato inglese in Europa.

Avvenne infatti che un giovane neo pilota veneziano Achille Dal Mistro, appena diciannovenne, dopo due mesi di lezioni a Etamps, avesse comprato per la gara un apparecchio Deperdussin che gli fu consegnato a Bologna pochissimi giorni prima della partenza. Purtroppo però non era stato spedito il mozzo dell’elica! Alle quanto mai motivate proteste dell’aviatore, l’azienda francese aveva risposto ordinando al suo rappresentante di smontare quel pezzo dallo stesso apparecchio che in quel momento era in mostra all’esposizione a Torino e di portarlo immediatamente al fremente pilota.

L’aereo di Caproni che, pilotato da Cobioni, volerà dal Lido attorno al campanile di san marco.

Nonostante tutta la buona volontà l’aereo fu pronto solo nella tarda mattinata del 19 settembre, troppo tardi per poter raggiungere il resto della flotta a Venezia. Dal Mistro era però deciso a compiere un’impresa memorabile e grazie all’aiuto di un ufficiale dell’esercito, anch’esso veneziano, riuscì a convincere il direttore provinciale delle Poste di Bologna a consegnargli un pacco di corrispondenza da trasportare a Venezia. Ma i problemi per lui non erano ancora finiti: infatti gli organizzatori non volevano concedergli il permesso alla partenza perché non c’erano più le condizioni di sicurezza. Tutto ciò non riuscì a far desistere il pilota che esclamando con orgoglio:“Sappia che un veneziano non si ritira. Vedrà che alla mia città saprò andare anche senza il suo aiuto!” si avviò al suo aereo decollando alle 16.25.

Enorme fu la sorpresa al “campo di aviazione” dell’ Excelsior quando arrivò un portalettere che chiedeva a nome del direttore superiore delle Poste se era già arrivato l’aviatore con il sacco della posta: nessuna richiesta poteva essere più inverosimile! Ma quasi contemporaneamente arrivò la notizia della partenza di Dal Mistro e si dovette immediatamente darsi da fare per liberare la pista d’atterraggio, cioè la spiaggia dell’albergo, ormai invasa da numerosi bagnanti e perfino da alcuni cavalieri.

Sulla spiaggia la notizia dell’arrivo dell’aereo non trovò molto credito nonostante i tentativi disperati del maresciallo Salvagno, commissario del comitato organizzatore, che cercava di allontanare la folla sventolando un drappo rosso. Quando finalmente il Deperdussin arrivò sul cielo del Lido, dopo un’ora e mezza di volo, e tentò l’ atterrissage, come allora si diceva, non trovò spazio e dovette riaccendere il motore, per motivi di sicurezza infatti la manovra d’atterraggio si faceva all’epoca a motore spento, e fu costretto a riprendere quota per ben due volte.

Alessandro Cagno

Finalmente parve che la terza fosse quella buona quando l’imprevisto passaggio di un cavaliere costrinse Dal Mistro a una brusca manovra e data la bassissima quota a cui ormai si trovava l’aereo urtò una staccionata e si capovolse: il pilota riuscì a balzare fuori sulla sabbia morbida prima dell’urto con il terreno .Furono attimi di terrore ma per fortuna quando la folla arrivò correndo l’aviatore era già in piedi e stringeva quel pacco così importante che consegnò con orgoglio all’ispettore delle Poste che lo stava attendendo con ansia.

Quella del 19 settembre 1911 fu la prima posta portata con l’aereo in Italia, pochissimi giorni dopo il primato europeo: il 14, da Windsor a Londra! Furono poche le lettere e le cartoline trasportate, circa una ventina e oggi si conoscono solo cinque esemplari sopravvissuti.

L’impresa compiuta ebbe grande risonanza sulla stampa e nella città di Venezia si aprì una sottoscrizione per donare all’intrepido aviatore una medaglia d’oro. La storia dell’aviazione in Italia segnala anche un altro importante episodio avvenuto al Lido: addirittura la nascita dell’aviazione turistica nel nostro paese.

Caproni a Venezia

Nella primavera del 1912 infatti si era nel pieno della guerra italo-turca e in tutta la penisola fiorivano le iniziative per comprare altri aerei per l’esercito; nel tentativo di far conoscere le qualità del suo ultimo progetto l’ingegnere Giovanni Caproni decide di usare Venezia come ribalta internazionale. Infatti per l’aprile di quell’anno erano previste due importantissime manifestazioni, alla presenza di S.M. Vittorio Emanuele III: l’inaugurazione il 24 della X Esposizione Internazionale d’Arte e il giorno dopo l’inaugurazione del campanile di San Marco ricostruito dopo il crollo del 1902. Difficile immaginare una miglior vetrina per il suo Caproni IX con un motore Anzani da 60 c.v.: venne deciso quindi di organizzare dei voli con l’unico scopo di portare dei passeggeri paganti a volare su Venezia attorno al suo ripristinato simbolo. Era la prima volta che qualcuno organizza un simile evento in Italia e nella pubblicità dell’azienda tutto questo sarebbe stato ben evidenziato.

Per attirare ancora di più l’attenzione l’ingegnere decise di tentare di stabilire un nuovo record. Quindi organizzò con il pilota lo svizzero Enrico Cobioni un raid da Vizzola ad Aviano il 16 aprile di 1912. Il tentativo, pur stabilendo il record del più lungo volo compiuto in Italia, 449 km, non fu coronato dal completo successo perché a causa della situazione meteorologica l’aereo fu costretto a scendere ad Adria per la mancanza di carburante: per fortuna i campi per un atterraggio d’emergenza in quella campagna veneta certo non mancavano. Quella che mancò fu la benzina! Di conseguenza dopo aver cercato per ore di riuscire a far rifornimento il pilota e gli organizzatori furono costretti a rinunciare alla prosecuzione del volo e smontarono l’aereo per poterlo trasportare in treno fino a Venezia e poi da qui in barca fino all’Hotel Excelsior al Lido.

Alessandro Cagno con la moglie Mimi

Nei giorni immediatamente successivi il velivolo fu rimontato e già il 22 Cobioni poté compiere le prime evoluzioni attorno al rinato campanile. Fino al 26 aprile furono compiuti i voli con i passeggeri paganti, prima volta in Italia: per la storia il primato appartiene a un certo sig. Weil il giorno di San Marco.

La manifestazione ottenne un grande successo di pubblico e attirò, come mostrano le fotografie, una folla strabocchevole sulla spiaggia dell’albergo. Proprio come in un moderno aeroporto internazionale il Caproni si incrociò sulla sabbia, o meglio sulla pista, con il Bleriot di Gianni Widmer che proveniente da Trieste, dall’estero appunto, era giunto, dopo aver girato attorno al campanile di San Giusto, su Venezia. Il pilota aveva girato anche attorno al campanile di San Marco vincendo così il premio stabilito dal Consiglio Comunale di Trieste per chi per primo avesse collegato i campanili delle due città adriatiche, infine aveva atterrato sulla spiaggia dell’hotel Excelsior dopo poco più di un’ora di volo.

L’epoca d’oro dell’uso dell’aereo come divertissement stava però ormai finendo per lasciare il posto invece a uno sfruttamento commerciale o militare e anche la CIGA lasciò cadere il proprio interesse per le imprese aeronautiche. La spiaggia dell’Hotel Excelsior tornò ad essere tutta per i bagnanti e per i cavalieri.

Ben presto lo scoppio della Grande Guerra sconvolse tutto e ci fu la necessità a creare una vera pista di aviazione per i caccia che dovevano difendere la città di Venezia dalle incursioni aeree austro-ungariche: fu scelto ancora il Lido nel campo di Marte del forte della Regia Marina a San Nicolò. I vetri del grande albergo tornarono a tremare per il vibrare dei motori aerei per le gare della Coppa Schneider per ben tre volte: nel 1920, nel 1921 e nel 1927. Ma questa è un’altra storia, tutta da raccontare…

Caproni davanti all’ Excelsior al Lido di Venezia

 

 

Pietro Lando, laureato in Storia all’Università di Ca’ Foscari, si occupa della storia di Venezia a cavallo tra XIX e XX secolo, con particolare riferimento alla tecnologia aeronautica. È autore dei volumi “Le ali di Venezia” Padova 2013; “Girolamo “Gino” Allegri, un protagonista della storia veneziana del volo”  Mestre 2013 e “Il sistema delle fortificazioni dei litoral” Venezia, 2012. Ha pubblicato numerosi articoli su argomenti di storia veneziana e di storia del volo su riviste italiane e straniere, tra cui “I porti aerei della laguna” in «Laboratoire Italien»,15 (2014). Collabora con il Museo storico navale di Venezia per il quale ha curato la mostra “Le ali di San Marco”.

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