La natura di Arp alla Peggy Guggenheim

©Peggy Guggenheim Collection – Jean (Hans) Arp – Testa e conchiglia  ca. 1933 Ottone lucidato (fusione anni Trenta) 

 

Dal 13 aprile al 2 settembre 2019 la Collezione Peggy Guggenheim presenta La natura di Arp a cura di Catherine Craft e organizzata dal Nasher Sculpture Center di Dallas, prima sede espositiva della mostra. E’ dal 1995 che la Collezione Peggy Guggenheim è legata al Nasher Sculpture Center, quando il giardino di Palazzo Venier dei Leoni prese il nome di Nasher Sculpture Garden a seguito del generoso contributo dal parte del centro americano per il suo rinnovo. Arriva ora a Venezia una mostra dedicata dell’artista franco-tedesco Jean (Hans) Arp (1886–1966), il cui approccio sperimentale alla creazione e il ripensamento radicale delle forme d’arte tradizionali lo hanno reso uno degli artisti più influenti del Novecento.

©Hélène Sadaune – Jean (Hans) Arp – Scarpa azzurra rovesciata con due tacchi sotto una volta nera – ca. 1925Legno dipinto

 

Nel corso di una carriera durata ben sei decenni, Arp realizza un corpus di opere di notevole influenza in un’ampia gamma di materiali e formati, creando disegni, stampe, tessuti, collage, rilievi dipinti e sculture, per le quali è soprattutto noto. Fondatore del movimento Dada e pioniere dell’astrazione, sviluppa un linguaggio di forme organiche e curvilinee che si muovono con fluidità tra astrazione e rappresentazione, diventando un punto di riferimento per generazioni d’artisti.

Arp occupa un posto di particolare rilievo alla Collezione Peggy Guggenheim: la prima opera mai acquistata dalla collezionista americana fu infatti una sua scultura, Testa e conchiglia (Tête et coquille) del 1933. “La prima cosa che comprai per la mia collezione fu un bronzo di Jean Arp. [Arp] mi portò alla fonderia dove era stato fuso e me ne innamorai tanto che chiesi di poterlo tenere tra le mani: nello stesso istante in cui lo sentii volli esserne la proprietaria” ricorda Peggy Guggenheim nella sua autobiografia Una vita per l’arte (Rizzoli Editori).

©Hélène Sadaune

 

La mecenate continuò ad aggiungere sculture, collage, rilievi e opere su carta alla collezione, e oggi sono sette le opere di Arp appartenenti al museo veneziano, tutte esposte in occasione della mostra. In maniera analoga, nel 1967 Patsy Nasher acquistò un bronzo di Arp per il compleanno del marito Raymond, Torso con germogli del 1961, e proprio come nel caso di Peggy la scultura diventò l’opera fondante della loro nota collezione di scultura moderna. Peggy Guggenheim espose le opere di Arp in diverse mostre di scultura contemporanea da lei organizzate, prima nella sua galleria londinese Guggenheim Jeune nel 1938, poi nella sua galleria-museo Art of This Century a New York, in una personale del 1944. Inoltre il loro legame proseguirà anche a Venezia: nell’autunno del 1949 Peggy organizza a Palazzo Venier dei Leoni la prima mostra di scultura contemporanea, di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario, e qui espone due opere di Arp: Testa e conchiglia e Corona di germogli I, 1936, entrambe incluse nel percorso espositivo. Nel 1954 l’artista verrà infatti insignito del Gran Premio per la scultura alla XXVII Biennale di Venezia e nel corso degli anni ‘50 soggiornerà più volte in città facendo visita a Peggy, come testimoniano gli schizzi da lui lasciati nel libro degli ospiti del palazzo.

 

©Hélène Sadaune- Jean (Hans) Arp – Risveglio- 1938 Gesso dipinto di verde

La mostra La natura di Arp porta a Palazzo Venier dei Leoni oltre 70 opere, tra sculture in gesso, legno, bronzo e pietra, rilievi in legno dipinto, collage, disegni, tessuti e libri illustrati, provenienti da importanti musei statunitensi ed europei, fondazioni e collezioni private. Tra le opere più significative spicca Pianta-martello (Forme terrestri), del 1916, proveniente dal Gemeentemuseum Den Haag, Paesi Bassi, tra i primi rilievi del periodo Dada. Sono poi esposte tutte e tre le composizioni multiparte risalenti ai primi anni ’30, innovative rivisitazioni della forma scultorea che rifiutavano il piedistallo e incoraggiavano lo spettatore a interagire con gli elementi mobili: Scultura da perdere nella foresta (Scultura di tre forme), 1932 dalla Tate Modern, Londra, Due pensieri su un ombelico (Scultura di tre forme), 1932, dal Musée d’Art Moderne et Contemporain, Strasburgo, e Tre oggetti fastidiosi su un volto, 1930 dal Museum Jorn, Silkeborg. 

©Peggy Guggenheim Collection – Jean (Hans) Arp – Scultura da perdere nella foresta (Scultura di tre forme) 1932 Bronzo 

 

Il titolo La natura di Arp riflette il ruolo particolare svolto dalla natura nell’opera dell’artista. In un mondo sconvolto dalla I guerra mondiale, fare arte secondo la tradizione e soprattutto a imitazione della natura è per Arp moralmente inaccettabile. La sua ricerca creativa si orienta, perciò, verso strategie che riflettono i processi della natura, dalla crescita alla gravità, dal decadimento al caso. Nella natura Arp trova una forza ben più saggia e costruttiva dell’arroganza umana, spesso oggetto del suo umorismo al limite dell’assurdo. Davanti al massacro della guerra, all’età di ventotto anni Arp trova rifugio nella Svizzera neutrale e qui diventa, nel 1916, uno dei fondatori del Dada, il movimento sperimentale e iconoclasta, composto da artisti e scrittori, il cui rifiuto dell’ordine prestabilito rafforza le inclinazioni di Arp. Nato a Strasburgo, in Alsazia, quando la regione è politicamente contesa tra Francia e Germania, tra i fattori scatenanti la guerra, Arp oppone un rifiuto irremovibile al militarismo come al nazionalismo fuggendo in Svizzera. Passando dal dialetto alsaziano al francese e al tedesco (rappresentati nel doppio nome Jean/Hans), Arp si muove con grande abilità tra culture, movimenti e mezzi artistici, trovandosi a proprio agio se definito dadaista, surrealista o astratto, come pure pittore o scultore, artista o poeta. Arp ricercò l’amicizia e la collaborazione di un gran numero di artisti e scrittori di nazionalità e sensibilità diverse. Sarà questo un aspetto che emergerà in mostra grazie alla presenza di diverse opere, provenienti dalla Collezione Peggy Guggenheim, di artisti che collaborarono con Arp, esposte nelle sale adiacenti all’esposizione. Tra queste i lavori di Max Ernst, Jean Hélion, Kurt Schwitters, Theo van Doesburg.

©Peggy Guggenheim Collection – Ritratto di Arp, ca. 1926

 

Fino al 2 Settembre 2019.

http://www.guggenheim-venice.it/exhibitions/arp/index.html

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