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La serva padrona di Pergolesi al Teatro Malibran

Assente da lunghissimo tempo dai teatri lagunari, La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi, l’opera ‘madre’ del teatro comico in musica, è stato in scena al Teatro Malibran durante il periodo di carnevale in un nuovo allestimento nell’ambito della Stagione Lirica e Balletto 2019-2020 della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia e nel particolare contesto di Opera Giovani, il progetto realizzato in collaborazione con il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e pensato per il pubblico delle scuole, delle famiglie e delle nuove generazioni. Enrico Parizzi è il primo violino concertatore dell’Orchestra barocca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, mentre regia e drammaturgia dello spettacolo sono state affidate a Francesco Bellotto, con le scenografie ideate da Massimo Checchetto, dei costumi di Carlos Tieppo e del light design di Fabio Barettin.

La serva padrona debuttò il 28 agosto 1733 al Teatro San Bartolomeo di Napoli come coppia di intermezzi fra i tre atti del Prigionier superbo, un’opera seria dello stesso Pergolesi. La trama del libretto originale è estremamente semplice e utilizza due personaggi comici di lungo corso: Uberto (basso), padrone scapolo, un po’ attempato e di scarsa autorevolezza, vive da solo con la sua sfrontata cameriera Serpina (soprano), che lo tiranneggia, e col servitore Vespone (mimo). Dopo una serie di intrighi e accesi contrasti ritratti in cinque arie e due duetti, Uberto acconsente infine a sposare Serpina. Fondandosi su analoghi lavori precedenti di Hasse e di Albinoni – di quest’ultimo, in particolare, il Pimpinone, ascoltato sempre al Malibran nel marzo 2019 – Pergolesi e il suo librettista Gennarantonio Federico crearono un capolavoro in miniatura, che ebbe una fortuna fuori dal comune: dopo numerosissime riprese in Italia, La serva padrona divenne infatti patrimonio delle compagnie itineranti, che raggiunsero la Francia e la misero in scena a Parigi, all’Hôtel de Bourgogne nel 1746 e all’Opéra nel 1752: quest’ultima ripresa fu il pretesto che accese la famosa querelle des bouffons, la diatriba che oppose gli enciclopedisti sostenitori della vitale e disinvolta opera italiana – canto spiegato e facili melodie – agli intellettuali più conservatori, schierati in favori della declamazione e dell’artificio retorico alla Lully e alla Rameau. Il capolavoro di Pergolesi divenne allora simbolo dell’opera italiana, ed emancipando il soggetto comico da un pregiudizio di ‘inferiorità’ rispetto alla ‘maggiore’ opera seria, aprì la strada a un nuovo genere: l’opera buffa.

Nell’allestimento feniceo, l’impianto originale del libretto è adattato secondo una nuova drammaturgia, ideata da Francesco Bellotto e basata sul primo libretto veneziano (Sant’Angelo 1740) e sulla prima edizione musicale (Auguste De Lorraine, Parigi, 1752): «Il progetto TeatroLaFenice drammaturgico – spiega lo stesso Bellotto – mira a tradurre in evidenza scenica le profonde interconnessioni tra opera buffa e Commedia dell’Arte, raccontando l’epoca della nascita della querelle e indagando il contributo artistico dei bouffons italiani alla nascita del genere opera buffa». Gli interpreti di questa nuova edizione della Serva padrona sono stati i soprani Lika Bi e Raffaella Polino che, in alternanza, hanno interpretato il ruolo di Serpina, prima buffa, al secolo Ginevra Magagnoli; il basso Stepan Polishchuk  impegnato nel ruolo di Uberto, primo buffo, al secolo Domenico Cricchi; mentre il mimo Marco Ferraro vestirà i panni di Vespone, primo zanni, al secolo Eugenio Severini. Completano il cast i due attori Marlon Zighi Orbi nel ruolo di Bertì, secondo zanni, e Lahire Tortora, nel ruolo dell’innamorato Leandro. Al clavicembalo  Mizuho Furukubo.

La serva padrona di Pergolesi mancava dai teatri della Fenice da sessant’anni: l’ultima rappresentazione risale al 16 aprile 1960, quando andò in scena ad opera del Piccolo Teatro Musicale del Collegium Musicum Italicum in dittico con Le cantatrici villane di Valentino Fioravanti. Successivamente fu allestita solamente nel febbraio 1996 e in terraferma, al Teatro Toniolo di Mestre, dal complesso Universitario di Ca’ Foscari nell’ambito delle iniziative per sostenere la Fenice dopo l’incendio.

http://www.teatrolafenice.it

Pubblicato da Hélène Sadaune

Master II d'Histoire Moderne de la Sorbonne Paris IV, j'ai travaillé pendant plus de 20 ans pour la C.E. Résidente depuis plus de trente ans à Venise, guide conférencière à Paris et Venise, je suis une passionnée de la civilisation vénitienne et de cette ville hors-norme. Comptez sur moi pour vous tenir informé!

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